giovedì, 28 giugno 2007
business_anshe_chungSe  ne parlava con alcuni amici qualche sera fa: noi -provincialotti appassionati  di pittura ad acquerello, danze occitane e etimologie indoeuropee  - ignoriamo tuttora che esista davvero un posto in cui sette milioni di persone si sentano davvero a casa, in cui realizzino guadagni vendendo  case da puffo o realizzando video musicali per musicisti "troppo ggiusti".

( sarà l'ennesima bolla o ci siamo davvero tutti cotti il cervello: chi compra "crociere virtuali" da una filiale Lindeniana di Costa Crociere? Chi spende Lindendollari -denaro virtuale ma dotato di un reale tasso di cambio- nell'acquisto di una casa in cui non posso sentire se nel forno la mia torta è cruda/fragrante/bruciata/decisamente carbonizzata soltanto annusando l'aria?  chi ne spende molti di più per realizzare -adsl permettendo- perversioni che fanno la gioia dei notiziari scandalistici che a questo mondo parallelo dedicano ormai una rubrica fissa?)

Ecco, anche se su (in/dentro/attraverso...come si dirà?) Second Life non ci sono mai stata, questo video rende benissimo l'idea :-)
postato da: flanerie alle ore 20:04 | Permalink | commenti
categoria:sogni, rete, bellezza, corpo, virtuale, chiacchieredapub
martedì, 26 giugno 2007
non avete ai l'impressione di essere intrappolati in un girone infernale, in cui i vostri aguzzini siano a loro volta vittime designate di quel meccanismo perverso, che sfogano la privazione delle loro speranze, l'annullamento del loro desiderio di un mondo migliore, compiacendosi quasi di quell'orrore, fatto della sostanza marcescente dei loro stessi sogni, e sfogando su di voi -celandolo in modo raffazzonato sotto uno zelo paternalista- le tensioni mai sciolte?

prigioni
e voi, non vi rendete conto di essere strette come in una spira nelle loro circonvoluzioni celebrali, piuttosto che nelle loro chiare intenzioni?
non temete la sindrome di Stoccolma?
non temete di perdervi e trasformarvi nei vostri dolcemente spietati secondini?

non desiderate, a volte, LIBERARLI?
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categoria:famiglia, sogni, lavoro, dolore, corpo
sabato, 23 giugno 2007
postato da: flanerie alle ore 17:45 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 20 giugno 2007
I want to get away and live my life,
In the rivers and trees,
I want to spend my days making wine,
And be free, and be free, and be free
be freee...


E poi mi chiedo perché questa canzone così bella sia pressoché sconosciuta.

conradjoetext96hdark12aComunque, non mi sarei mai sognata, in questi giorni passati a studiare insieme per il suo Esame di Stato, di dire a mio fratello "Studia studia che diventi amministratore delegato dell'Alitalia" (come suggerivano stamattina -ironicamente- in tv)

In realtà stamattina non riesco a non pensare a Vittorio e al suo Esame, dopo che le ultime due settimane sono state tutte un "Crisi Petrolifera del Settantatré" (ma che genialata era l'austerity? ),  analisi chimica dei  clorofluorocarburi (ma sapete che appena scoperti erano considerati "elementi chimici PERFETTI"?) e discesa negli inferi del Congo con Joseph Conrad.
Mi sento come se dopo sette anni lo stessi ridando io, l'esame.

In bocca al lupo, Vittorio.
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categoria:musica, giovani
sabato, 16 giugno 2007
Ho scoperto della legge fisica dell'entropia a dodici anni in un libro in cui si paragonava l'universo a un cappuccino in cui caffè e latte si miscelano sempre più finché non sarà più possibile riottenere caffè o latte.
Ebbene, in un certo senso questa è l'entropia, o il caos, o comunque il fatto che l'universo tenda a un rimescolamento omogeneo. Trasposto nel colorato mondo dei memi, diventa la questione della globalizzazione e del progressivo uniformarsi delle culture.
Con aspetti grotteschi, di frequente.
Succede che in India le donne si sbiancano la pelle e gli spot che pubblicizzano il prodotto "dimostrano" la pelle più chiara come indispensabile requisito per un buon lavoro e...un buon marito

aishwarya-raiAnche a costo di essere didascalici, il packaging di “Fair and Lovely”, un prodotto schiarente a marchio Unilever, mostra una donna triste dalla pelle scura che sfuma in una sorridente dalla carnagione più chiara; un secondo annuncio dichiara a chiare lettere che la pelle più bianca ha un enorme vantaggio, ossia aiutare le donne a trovare un lavoro in campi finora di esclusiva presenza maschile. Il claim? Fair and Lovely: The power of Beauty.

Dopo gli interventi di allungamento degli arti delle cinesi e della blefaroplastica delle asiatiche, dopo le tinte rosse e color pannocchia delle fanciulle giapponesi e le lenti a contatto azzurre di Naomi Campbell, le lozioni michaljaksoneske delle bellissime indiane mi fanno venire un brivido in più...

Perché se l’emancipazione viene dall’occidente, chiunque ne voglia godere deve adattarsi ai suoi standard, a cominciare da quello epidermico.

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categoria:donne, globalizzazione, attualità, mondoliquido
sabato, 16 giugno 2007
I asked him with my eyes to ask again yes and then he asked me would I yes to say yes my mountain flower and first I put my arms around him yes and drew him down to me so he could feel my breasts all perfume yes and his heart was going like mad and yes I said yes I will Yes.

Disse sì, la cara Molly Penelope Bloom, in quel giorno assolato tra i gerani e i gelsomini di Gibilterra.
letteraturaE come mi ricorda Gianluca, buon Bloomsday, se lo permettete, e che "per voi sia un giorno degno di riempire le pagine di un romanzo" (ribatterei...quale giorno non lo è?).
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categoria:viaggi, libri, scrittura, bellezza
sabato, 16 giugno 2007
in fin dei conti come arrabbiarsi, con uno che ti saluta leggendoti l'ultima pagina del Giovane Holden, tra un Easy like Sunday Morning e Electrolight dei R.E.M.? Anche se non sai dove lo ritroverai, e se lo ritroverai, in fin dei conti uno così lo si perdona.

Come farò ora, il lunedì, a vergognarmi comodamente dei miei week end?

Forse Video killed the Radio Stars, ma più probabilmente no, in fin dei conti Dispenser era ciò che era anche grazie al Ferrato con gli occhiali da "uno del pentapartito dell'84".

Mi faceva compagnia ogni sera, ché esco alle 20.30 per arrivare un quarto d'ora dopo in piscina.
Lo ascoltavo in podcast, 2 o 3 puntate di fila, se mi perdevo qualche chicca.
Lo ascoltavo tutto, dal servizio sulle polizze assicurative per le abduction aliene a quello sulle "barbie barbone"...
Mi ha fatto compagnia persino quel sabato pomeriggio che in un impeto di DoItYourselfing facevo decoupage su un vecchio piatto di balsa (sic).

Va be'. Ciao Matteo. Arrivederci, Matteo.
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categoria:musica, attualità
giovedì, 07 giugno 2007
Stamattina sul lavoro è comparso il nerd che avevo visto in sogno qualche notte fa (vedere post del 3 giugno, più sotto).nerdpower
Ho pensato fosse IL Segno (!)
Non era proprio lo stesso nerd, perché la capigliatura non era lunga e bionda, da  assiduo ascoltatore di sola musica metal, né gli occhiali dalla montatura spessa e nera alla Kissinger. Era piuttosto pelatino e aveva un paio di occhiali, sì, ma con la montatura rossa, neppure tenuta insieme con del nastro adesivo.
Ma era il tecnico della centralina telefonica e, in quanto tale, nerd.
Dopo aver rimesso in sesto la linea solo fissando intensamente il groviglio di fili, mi sono convinta che l'uomo fosse quello del sogno, e che dovesse avere un messaggio per me.

Galvanizzata, già mi aspettavo un approccio alla Morpheus (tipo...Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti. Senti solo che c'è. È tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra nel mondo. Non sai bene di che si tratta, ma l'avverti. È un chiodo fisso nel cervello, e poi avrebbe tirato fuori una pillola rossa, e mi avrebbe detto Segui il bianconiglio), e il nerd invece ha tirato fuori un piccolo block notes, ha scritto qualcosa su uno dei foglietti, l'ha staccato e me l'ha consegnato in mano.

Era la parcella dell'intervento sulla linea.

Aspetto ancora un segno.
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categoria:sogni
lunedì, 04 giugno 2007
ventoAlmeno un post va dedicato a un film strepitoso che in pochissimi avranno l'onore di vedere. Onore che io ho avuto ieri sera, grazie a quel piccolo valoroso baluardo albese che è il CinemaMoretta.
Si tratta di Il vento fa il suo giro, di Giorgio Diritti, un film per niente  banale, come qualcuno potrebbe pensare leggendo la trama, del professore francese che molla la vita borghese per fare il pastore tra i monti Occitani della Val Maira, con la moglie e i tre bambini.
In realtà non è un film sulla scelta anticonformista di quest'uomo che fugge dalla centrale nucleare che stanno costruendo nei suoi Pirenei, che non sopporta la Chiesa, né la burocrazia, né la parola tolleranza.
Non è la storia di uomo che va alla ricerca di un'utopia, o di un sogno bucolico.
Ciò che rende questo film molto più autentico e vero di un altro dalla trama analoga, il Centochiodi di Olmi, è la riflessione sulle gelosie umane, sulla paura dell'Altro, sull'incomprensione, sulla difficoltà di convivere anche là dove il paese si spopola. E la paura che qualcuno riesca là dove noi abbiamo fallito, che inchioda i vicini di casa del francese e li rende gelosi e cattivi.
Se i romagnoli bucolici di Olmi vedono addirittura un messia nel nuovo arrivato, gli abitanti di Chersogno (una val Maira dipinta senza artifici fotografici, eppure bella, bella com'è, dagli affreschi della cappella di San Pietro a Stroppo agli orridi su cui le stradine si piegano faticosamente) non nascondono diffidenza, insofferenza, stupidità umana nella sua forma più banale. Quella della paura ingiustificata dell'Altro.vento
Il film purtroppo non ha trovato un distributore in Italia (per i troppi sottotitoli, essendo girato in occitano/francese e italiano: sigh, sigh e triplo sigh!!), pur avendo girato il mondo, in questi due anni, attraverso decine di festival del cinema, uniche oasi per film che valga la pena di vedere.
Questo film è tutto ciò che temo, ed è tutto ciò che sogno.
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categoria:natura, cinema, famiglia, sogni, uomini, ecologia, attualità, misantropia, mondoliquido
domenica, 03 giugno 2007
mi rendo conto di aver trascurato anche la mia rubrica Das Traumbuch. Mentre ogni notte sogno sogni incredibili e dalla trama più intricata di un serial americano, troppo spesso dimentico di trascriverli sul mio taccuino dei sogni e tantomeno trasformarli in un post affinché qualche psicanalista free lance passi di qua e ne trovi la chiave.
Il sogni di stanotte comincia a svanire piano...
Si trattava di una crociera.
Ok, ho letto Una cosa divertente che non farò mai più, un paio di settimane fa, ma questo non significa nulla.
Wizard_of_Oz_00Perché venivo imbarcata su questa immensa nave insieme a un gruppo di sconosciuti, per lo più donne, molto belle e molto ritrose al dialogo, e un paio di uomini, uno era una sorta di nerd capellone e biondo che poteva essere il quinto Red Hot Chili Pepper, l'altro un uomo barbuto ancora più laconico delle viaggiatrici.  Ricordo solo che la nave era immensa,  alcuni ambienti erano scenografie da cinema hollywoodiano, uno dei ponti riproduceva la strada di qualche cittadina medievale dell'Italia centrale e avevano allestito, lungo questo ponte, stand sponsorizzati da famosi brand dell'industria dolciaria in cui si trovavano "la sala da tè", "la sala della colazione", etc.
(Sembra squallida la prospettiva di un sogno "sponsorizzato", ma è così (una frontiera, quella del dreamin'marketing, che forse i pubblicitari oggi ignorano, ma che forse considereranno, iniettando striscioni colorati nei sogni della gente...).
Anyway, ci troviamo imbarcati, io e questi sette-otto sconosciuti, in questa lussuosissima nave che assomiglia troppo agli Studios Universal nel suo riprodurre ambienti diversi, dalle cascate del Niagara alle piazzette italiane (la cosa preoccupante è che temo che simili ambientazioni esistano davvero, sulle navi da crociera, dal momento che esistono nei mega Resort per famiglie in Florida). Non siamo gli unici viaggiatori, la nave è piena di gente elegantissima che passa il proprio tempo a spalmare margarina sui cracker nella sala da té.pgynt
Qualcosa ci puzza, però. Un giorno, attraversando un'ala della nave allestita a "Museo di Arts&Crafts delle isole iperboreali", mentre osservo incuriosita uno spartito del Peer Gynt (!) il nerd biondo mi dice che in realtà quella non è una crociera ma ci stanno portando -a tradimento- in un laboratorio islandese per un qualche esperimento genetico.
Nel sogno la cosa non mi preoccupa più di tanto. Ciò che trovo veramente scomodo è dover dormire in un'unica camera con questi otto sconosciuti, in un letto che assomiglia a quello dei sette nani nel film Disney.
E poi, qualcosa mi atterrisce così tanto che mi sveglia dal sonno: gli steward e le hostess della nave possono prendere le sembianze di animali. Un riccio, un tasso, e così via.

A ripensarci ora mi sembra di essere finita in un reality show di ultima generazione. O in una serie tipo "Lost revised". O nel Mago di Oz, revised.
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categoria:viaggi, sogni
sabato, 02 giugno 2007
l'uomo che mi tiene impegnata notte e giorno -ma soprattutto la notte- che ruba il tempo al mio sonno, che mi impedisce di scrivere e talvolta anche di lavarmi i denti prima di andare a letto, è un quarantenne colla mascella da quarterback e l'ironia tragica che può possedere solo chi sia nato a Ithaca (N.Y.) ed è noto ai suoi estimatori come DFW (l'aeroporto di Dallas non c'entra nulla): sono caduta nella trappola da lui deprecata e irrisa come sintomo di un'Epoca: quella del consumocompulsivo.
Di Libri.
I suoi, libri.
E stamattina, uscita nel mercato albese di una giornata di festa di origini ai più sconosciute, ho ceduto all'acquisto -complice il benevolo sconto dell'amico libraio ;-) - di Infinite Jest, che dalla mole potrebbe impegnare la mia intera estate, ma anche solo una settimana, se smetto di assolvere ai più trascurabili obblighi di vita sociale (lavarmi?).

Ammetto che leggerlo mi provoca grande frustrazione e conati d'emulazione interdetti dalla consapevolezza dell'inimitabilità suo genio (perdonate se non mi viene altra parola in mente), del quale cerco di assorbire almeno i magici fluidi inalandoli dalla pagina stampata, sperando che qualcosa passi.

vespaTeresa In realtà, e non lo dico per scagionarmi, ero entrata in libreria per comprare un qualche libro di Bauman (non vorrei dire, ma uno vale un po' l'altro, anche se dopo aver ascoltato alla Fiera del Libro di Torino la sua ottuagenaria S sibilante da perfetto accademico oxfordiano che si sviluppava in una metafora entomologica sulle Panama Wasps (che NON sono, come ho pensato io per i primi dieci minuti della lectio, immigrati caucasici nel centro America, ma VESPE), be', ho pensato che il buon caro vecchio Zygmunt aveva ancora tante arguzie nella sua fondina.

Il sogno più diffuso oggi è la fuga, l'esatto opposto dell'utopia. Mi spiego. L’atteggiamento premoderno verso il mondo era quello del guardiacaccia, per usare una metafora, mentre la figura del giardiniere può rendere meglio la visione moderna. Compito principale del guardiacaccia è la difesa della terra dall'interferenza umana per preservare l'equilibrio naturale. Invece il giardiniere pensa che non ci sarebbe ordine e armonia senza la sua attenzione costante a piantare ed estirpare. Se uno sente frasi come "la fine dell'utopia", ripetuta così spesso da essere accettata come evidenza, e perché l'atteggiamento del giardiniere sta lasciando il posto a quello del cacciatore. Al cacciatore non importa l'equilibrio generale. Egli cerca solo prede da uccidere. Oggi siamo tutti cacciatori. O ci dicono che lo siamo, dunque dobbiamo comportarci così, pena l'esclusione
 
(Zygmunt precisa sempre: "Non sono un pessimista")

Per dargli ragione, praticherò ora una magistrale  fuga postmoderna, tornando alle mie letture.
postato da: flanerie alle ore 13:44 | Permalink | commenti (2)
categoria:libri, bellezza, amerikans

daniela scavino