sabato, 15 novembre 2008
Corro solo perché mi serve,
a non pensare troppo.
A non egoizzare.
A liberarmi.



Oggi era ad Alba Pietro Trabucchi. Parlava di resilienza.
La resilienza, in metallurgia, è una caratteristica dei materiali: la capacità di resistenza alla rottura.
Ma negli esseri umani, dunque secondo la psicologia, la r.  è quella forza interiore e duratura che aiuta a ricostruirsi, ricompattarsi, riorganizzarsi in seguito a un trauma, sviluppare questa compattezza come stile di vita,...diventare resistenti. Ne parla in un libro: Resisto dunque sono. E sostiene che sia lo sport il campo privilegiato per l'esercizio e lo sviluppo delle capacità di resilienza (mi piace -ma questa non vuol esser una nota polemica :-) trovare in questo libro una netta distinzione sul calcio, in questo senso -di resilienza- non intendibile come sport ma come puro showbusiness...)
Parlando dell'esercizio fisico, Trabucchi che ha salito le montagne di mezzo mondo come alpinista, camminatore d'alta quota, ultramaratoneta (ma sempre da amatore, poiché lui è uno psicologo) fa riferimento in particolare alle discipline di resistenza, piuttosto che alle performance di velocità. E il discorso apre inevitabilmente approfondimenti interessanti sul ruolo della mente nella penalizzazione o nei vantaggi in queste discipline come nella vita di ogni giorno, a seconda di quanto "pensiero positivo" applichiamo a ciò che facciamo. E torniamo al solito discorso dell'autoprofezia/autoavverantesi, con cui più o meno tutti ci castighiamo, all'importanza di frame mentali "aperti", e di un approccio cognitivo positivo, non troppo autoindulgente, ottimista.

Ma vi rimando ai suoi libri.

Mi colpiscono due uomini che sono la dimostrazione dell'immenso potere della resilienza, Roberto Ghidoni e Marco Olmo. Del secondo, albese ma residente a Robilante, ho scoperto qualcosa quest'estate in montagna. Entrambi uomini fortissimi, della forza che la pazienza e la autodeterminazione danno: Ghidoni un contadino della valle Trompia, vicino a Brescia, è più volte campione dell'Iditarod Trail, gara di 1800 km nelle nevi dell'Alaska con il solo equipaggiamento di uno slittino legato in vita; Olmo, ex minatore  e camionista, uomo fine di ingegno e semplicità: ultramaratoneta vincitore del Trial du Mont Blanc (iniziando a correre a 50 anni). Una sua recente intervista su La Stampa:

«Io vengo dal mondo dei vinti», dice l’uomo che ha fermato il tempo. E fa specie sentirlo da uno che ha messo in fila i corridori più pazzi di quattro continenti: marocchini, nepalesi, francesi, americani come Dean «Karno» Karnazes, quello delle cinquanta maratone in cinquanta giorni di seguito, quello che ha raccontato le sue imprese in un libro venduto in tutto il mondo, ma sul traguardo del Bianco ci è arrivato stravolto, con sei ore di ritardo. «Aveva pure chiamato i giornalisti, prima. Diceva che mi avrebbe distrutto, con la sua tecnologia e le sua maglietta piena di patacche e di sponsor. C’è rimasto male, quando mi ha visto andar via con lo zainetto fatto in casa, i fuseaux a fiori e la mia corsa da Fantozzi. Alla fine, però, è venuto a stringermi la mano: i podisti non si prendono a testate...».

Sento le loro parole e invidio la loro pace, la loro forza. Su Olmo, Paolo Casalis e Stefano Scarafia stanno realizzando un documentario:





p.s. c'entra poco col post, ma questa settimana impegnativa e affollata di pensieri è stata purificata da un'immagine che qualcuno, foss'anche stato un caso molto generoso, mi ha regalato ieri sera, mentre percorrevo la Torino-Milano. L'aria era straordinariamente limpida e il tramonto già vicino (erano le 16.20, circa). La corona delle Alpi pennine stava alla mia destra come una fila di denti puliti, 'ché deve aver nevicato dieci giorni fa. Il monte Rosa, o meglio, il massiccio imponente del monte Rosa sembrava un vascello di neve, o un molare ipertrofico e tronfio in una bocca perfetta, qualcosa di monumentale, solo per me, solo per farmi sentire meno il mal di testa e la stanchezza. Così bello che mi ha quasi fatto piangere, come il cielo azzurro di Because :-)

postato da: flanerie alle ore 23:10 | Permalink | commenti (1)
Commenti
#1   17 Novembre 2008 - 23:39
 
è Paolo Casalis, che sta girando il doc su Olmo. Trovate i materiali su www.unpassosopolaltro.it
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categoria:uomini, ecologia, dolore, bellezza, corpo, mountains, perdersi, corsette al parco

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