martedì, 25 novembre 2008
tomp tomp tomp
Anche la ghiaia è velata di brina. Anche la ghiandaia se n'è andata per la stagione. E le mele marce ai piedi degli alberi stremati, non odorano più.

cos'è, rabbia? no. non mi piace questa sensazione irrisolta. Non è un buon sentire, e provo a stemperarla, mettendole un cappello a tesa larga e una veletta da gran dama, mascherandola così da Incomprensione.  E la nebbiolina che mi intorpidiva gli emisferi cola come sudore dietro la schiena.
Lascio che la dama velata vada a farsi un giro, e faccio spazio solo a pensieri nuovi, muovo le dita scottate dal freddo e fingo che un filo invisibile mi sostenga la testa e mi renda leggerissima.

mi ha colpito questo, di ciò che Oliver Stone ha detto parlando del suo ultimo film: che Dabliu sia "un uomo privo di senso di colpa". Il senso di colpa è una questione relativa, dirà qualcuno, relativa alla Storia. Aggiungerà che è radicata nel pensiero cristiano e che di un uomo privo di senso di colpa, fuori dal brodo fetale della cultura, ci si possa comunque fidare. Secondo lui. Magari aggiungerà che gli antichi greci non conoscessero la colpa (ma loro conoscevano... la vergogna, e se avvocavano persino le passioni a qualcuno fuor di loro, insomma, per la proprietà transitiva non potevano che ignorare anche il senso di colpa. Che sta Dentro. Ergo---).

Due donne di un secolo e mezzo fa passano sfiorandomi: Nora ed Emma, parlano fitto e mi sforzo di non sentire i loro discorsi, perché non voglio più pensarci.
Questa corsa di inizio inverno ha l'odore umiliato di una rosa innaffiata poco.

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categoria:amore, cinema, dolore, bellezza, corpo, rapporti umani, perdersi, corsette al parco
giovedì, 25 settembre 2008

Segnalato dalle amiche del Cirsde di Torino... se qualcuno ci va mi manda gli appunti?

DALL’EMBRIONE ALLA NAZIONE 
Maternità, fecondazione, biopolitiche

Ciclo di seminari di storia, filosofia, antropologia. Sala lauree di Scienze politiche, via Verdi 25, Torino. Ore 15,30, dal 14 ottobre al 2 dicembre 2008

martedì 14 ottobre: Nadia Filippini - La personificazione dell'embrione: un processo storico

La relazione intende ricostruire le tappe e i contenuti fondamentali della nuova rappresentazione dell'embrione che si costruisce nel corso della seconda metà del Settecento, che pone le basi dell'attuale prospettiva culturale. Sarà considerato in particolare l'intreccio tra il discorso medico della nascente embriologia,  il discorso teologico e quello politico, nonché le conseguenze in termini di iniziative di legge e di controllo del corpo materno. Un'attenzione particolare sarà riservata alle conseguenze che questa nuova prospettiva ha comportato per la donna e la rappresentazione della maternità.

martedì 21 ottobre: Monia Andreani - Maternità in negativo e maternità in positivo: scelte biopolitiche a partire dal confronto tra legge 194/1978 e 40/2004

Durante l’incontro si svilupperanno linee di confronto tra le leggi 194/1978 e 40/2004 con l’intento di mettere in evidenza come è cambiato, se è cambiato, lo sfondo biopolitico che ha portato alla mediazione delle rispettive leggi in un lungo arco di 26 anni; si affronteranno anche le questioni dell’obiezione di coscienza, della contraccezione di emergenza e dell’aborto chimico (RU 486), con una particolare attenzione al dibattito che si è sviluppato su questi temi all’interno del movimento femminista italiano.

giovedì 30 ottobre: Olivia Guaraldo  - La biopolitica della gestazione e dell’allattamento

Come è costruita dal discorso pubblico e politico la maternità, in particolare nel periodo della gestazione, le biopolitiche dell’allattamento e le leghe del latte.

martedì 18 novembre: Emma Schiavon - Un lavoro per la nazione e contro il nemico: maternità e guerra nel secolo breve

Il discorso politico intorno al corpo fertile delle donne è stato particolarmente esplicito durante le guerre del Novecento e con la nascita della propaganda bellica il rapporto fra maternità e nazionalismo diviene manifesto. Due aspetti soprattutto lo rivelano platealmente: le politiche pronataliste dei dopoguerra e il discorso pubblico intorno alle maternità derivate da stupri di guerra.  Con l’invasione del Belgio nel 1914 e in seguito con la ritirata di Caporetto, in Europa e in Italia si dibatte per la prima volta il tema della legittimità dell’aborto in caso di violenza; con una singolare persistenza, tale dibattito viene ripreso, nelle sue linee generali, sino alla fine del 1900.

martedì 25 novembre: Cecilia Pennacini - Il potere del ventre. Ideologie riproduttive e costruzioni di genere nell’Africa dei Grandi Laghi

Le società dei Grandi Laghi africani, molte delle quali avevano raggiunto già in epoca precoloniale un notevole grado di centralizzazione politica e raffinatezza culturale, presentano un’interessante concezione del genere, in gran parte incentrata sulla gestione e sul controllo del potere riproduttivo delle donne. Tale potere, che costituisce esplicitamente un valore sociale fondante e imprescindibile, è posto in alternativa al potere politico dei capi e dei sovrani e al potere mistico dei medium, rappresentanti della religione tradizionale. Tuttavia tale concezione, lungi dal fornire un’attribuzione rigida di ruoli sociali a individui biologicamente maschi o femmine, consente invece dinamici e complessi passaggi da un genere all’altro in relazione alla posizione che ciascuno, a prescindere dal proprio sesso biologico, occupa nella struttura sociale o nell’organizzazione religiosa. Esercitare il potere del ventre oppure rinunciare ad esso – la scelta compiuta dalle donne medium o da alcune figure femminili della gerarchia politica – comporta dunque in queste culture una ridefinizione sostanziale della propria identità di genere.

martedì 2 dicembre: Eleonora Missana  - In nome di Giocasta? Il ripensamento del materno da Luce Irigaray a Judith Butler

Il ripensamento del “materno” in tutte le sue possibili accezioni filosofiche, politiche, etiche e simboliche, al di fuori degli schemi approntati dall’ordine simbolico patriarcale, è stato e continua a essere al centro delle riflessioni femministe e post-femministe. Per documentare la ricchezza e  la varietà di tali riflessioni si è scelto di porre a confronto le letture offerte da alcune pensatrici contemporanee, da Luce Irigaray a Françoise Duroux, da Adriana Cavarero a Judith Butler, passando per una pensatrice non dichiaratamente femminista come Marìa Zambrano, di un testo di eccezionale pregnanza simbolica: Antigone di Sofocle.

lunedì, 21 aprile 2008
Della guerra sono stanca ormai,
al lavoro di un tempo tornerei,
a un vestito da sposa o qualcosa di bianco,
per nascondere questa mia vocazione,
al trionfo ed al pianto


Giovanna d'Arco - Fabrizio De André

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categoria:amore, donne, dolore, corpo, attualità
sabato, 08 marzo 2008

Vivere non è difficile potendo poi rinascere
cambierei molte cose un po' di leggerezza e di stupidità


Non è che quello delle aspettative inversamente proporzionali alla soddisfazione sia un teorema, ma se esce spesso confermato. Ormai è quasi l'una, sono sul letto col cappotto rosso ancora addosso, e mi chiedo se Non è un paese per vecchi non sia stato un po' sopravvalutato.
Javier Bardem che neppure un mese fa sospirava per Fermina Daza come l'innamorato descritto da Shakespeare, Sighing like furnace, with a woeful ballad/Made to his mistress' eyebrow qui è pettinato da paggetto e fa saltare le serrature delle porte con aria compressa. Be' lui sì, si è meritato l'oscar.
Ma poi, Llewelyn Moss, che razza di nome è, Llewelyn?
 
Neppure il filmfestival, di questi giorni, è più quello di una volta. Ci sentiamo tutti un po' abbandonati: film in concorso relegati alle due del pomeriggio e alle nove del mattino; pochissimi percorsi alternativi, come quelle chicche e corti sparsi nel mainstream delle retrospettive e delle cartebianche, di cui si poteva andare a caccia. La prima serata ceduta alle proiezioni del multisala (Non è un paese per vecchi stasera contava venti spettatori: non mi sembra abbiano fatto un affare).

Non spariamo alto, con queste aspettative, signorina!
Volo basso (basso basso fin sotto le coperte). Apro Franzen, corriamo insieme per queste ultime cento pagine. E sogniamo.AliceThroughTheLookingGlass02p.s. dimenticavo. Io, eroina dei calazi da stress e delle congiuntiviti da forti emozioni, tra un mese esatto uscirò dal mio mondo fatto di risvegli acquosi e danze mattutine a tentoni, di occhi in prestito e di soluzioni saline e batteriocide, ed esattamente come Alice passò attraverso lo specchio, con quell'immediatezza: PRK, zak, una bruciatura al sapore di gallina arsa viva e, riaperti gli occhi, vedrò.

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categoria:amore, cinema, dolore, attualità
sabato, 02 febbraio 2008
How do I love thee? Let me count the ways.
Elizabeth Barrett Browning, Sonnet 43

Ammettiamolo: non ho niente da scrivere. Questo confermerebbe che i blog sono davvero muri del pianto, e che se stiamo bene, la scrittura non è più un rifugio sicuro dalle ansie e dalle paturnie quotidiane. Perché magari le ansie e le paturnie se ne sono andate per un po', o forse le possiamo lasciare lì, sullo sfondo, insieme all'indignazione per gli sputi in parlamento o i mal di testa della legge elettorale. O potremmo intitolare il post  "Non è successo nulla; è successo di tutto", tanto per agitare un po' le acque. O potremmo dormire un po' di più, invece delle 4 ore che ormai dedichiamo al cuscino in questi giorni, dormire invece di scrivere questo post superfluo, che-tanto-di-parole-se-ne-fanno-già-troppe.
Potrei scrivere che sono felice, e di per sé è un vero evento, pensavo che la felicità fosse a spot come il manto di un ghepardo e invece adesso è una marmotta dopo la muta invernale (le marmotte fanno la muta?). Nessuno scrive mai che è felice, qui, forse per non destare scomode invidie e sospetti invadenti.
Potrei pubblicare una foto e fingere che suggerisca l'idea vaga della mia felicità...


Potrei cambiare discorso: a sorpresa mi sono messa a saccheggiare la mia dedaliforme (più che dedaliforme, escheriana) libreria per trovare i radiodrammi sparsi che mi ero comprata durante l'università in un impeto di eclettismo curioso per questa forma desueta di arte e comunicazione. Sono librettini della RAI-ERI (la collana, giurassica, dovrebbe chiamarsi "Centominuti") e autori anche noti altrove (Cugia, Mazzantini....Ammaniti! Cosa non ha scritto Ammaniti, d'altronde?). Che mondi e che penombre! Mondi di rumori, appunto, ché alla radio sono mondi e basta. (to be continued...)

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categoria:poesia, amore, bellezza
domenica, 06 gennaio 2008
Sculture di neve

 


... abó i testes ent i niules e i pès ent la nebla...


Claudio Salvagno
L'emperi de l'ombra, Jorn edizioni


Una febbricitante settimana di montagna cuneese. Tra alti e bassi. Testa nelle nuvole e piedi nella nebbia.

Bene: la neve, un poeta occitano conosciuto per caso e per fortuna, la neve, sensazioni positive per questo 2008 (e non parlo di oroscopi); qualche giorno di sci di fondo sotto il sole (e ancora senza febbre); la neve; la polentata coi funghi di giovedì sera (con la bufera di neve fuori e la stufa accesa dentro); Vinadio sotto un coro di stelle e poi sotto un coro di fiocchi (di neve); i chierichetti della parrocchiale di San Fiorenzo vestiti da angeli alla messa dell'Epifania con strepitose ali di stagnola (e la scoperta che nei paesini di montagna ci sono ancora taaaanti bambini. E suonano tutti l'organetto); i tre libri letti d'un fiato in mezza settimana di influenza (Austen, McEwan, Franzen); la scoperta che Jane Austen può ancora insegnarmi qualcosa, pur dopo due secoli; tutte le foto che mi sono divertita a scattare; il mio bonhomme de neige; altre sensazioni positive per il 2008; il tortino di porri di Daniele a Sambuco;  una fantasia piacevole; la neve; Sergio Berardo che canta con accompagnamento jazz in una parrocchiale stracolma; La storia infinita rivista in tv (molto meglio delle Winx) e la scoperta che Morla è sempre il mio personaggio preferito; la neve; le decine di mongolfiere sopra Mondovì (col sole al tramonto, le montagne innevate).

Male: la febbre, il raffreddore, il pessimo sapore del paracetamolo effervescente; una settimana di uscite a intermittenza pur trovandomi in un posto da favola; la scoperta che qualcuno ha rubato quattro angioletti stuccati d'oro da una predella di un altare dentro il San Fiorenzo di Vinadio; i dentacci del lupo Gmork; niente piscina per una settimana; le notizie del tg del 1° gennaio; le notizie del tg del 2 gennaio; le notizie del tg.

Così così
: visto al cinema Leoni per agnelli. Un bel film, che non mi ha detto ahimè nulla di nuovo, su come vadano le cose intorno ai conflitti in medio-oriente...
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categoria:natura, viaggi, amore, bambini, famiglia, ecologia, bellezza, rapporti umani
giovedì, 15 novembre 2007

Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele;

e canterò di quel secondo regno
dove l'umano spirito si purga
e di salire al ciel diventa degno.


Quest'anno al Centro Culturale (per gli amici: CCSP - fedeli alla linea), abbiamo fatto l'esperimento dantesco. Si chiama proprio così: esperimentidanteschi. L'idea è di Gabriele: prendi Dante, cancella tutti quegli appuntini densi ma fastidiosi di astronomia e storia latina scritti piccoli come cacchine di mosca che ci sono sulla tua edizione della Comedìa del liceo. Li cancelli proprio. Ormai quelli li sai (insomma...). Adesso soffia via tutta la tua gomma grattugiata. Che cosa rimane? La Divina Commedia, eccola lì, bella pulita. Adesso la leggiamo.dante1

Ehi, ehi, fermi! Non si inizia da Paolo e Francesca, e neppure da Ulisse! In particolare, leggiamo il Purgatorio. Che sfida sarebbe, se no?
è proprio lì che c'è l'uomo, quello vero, quello scampato agli inferi ma non ancora salvo, quello che s'affretterebbe verso l'alto ma ha da imparar che la salita è lunga. E ha un senso!
Lunedì 5 novembre, con il professor Marco Buccolo, musicistartistadocentestudioso, uno dei personaggi più poliedrici e indispensabili che abbiamo ad Alba, abbiam parlato di questo regno di confine, di questo Purgatorio un po' snobbato, ormai, dalla stessa dottrina ufficiale.
E soprattutto, si è parlato tanto di Dante stesso, l'uomodante, colto, politicamente attivo e interessato del mondo, sparato verso quelli che oggi verrebbero chiamati "una buona carriera e un ottimo posto in alto", che improvvisamente, ad un certo punto della sua vita, "perse la diritta via", il senso delle cose, un orizzonte della vita. Comincia il suo viaggio della salvezza, la salvezza della perdita dell'orizzonte di senso (non è famigliare, tutto ciò?). E del suo viaggio sappiamo tutti qualcosa: noi, siamo ripartiti dal punto in cui "uscirono a riveder le stelle".
Lascio parlare Marco Buccolo dal suo podcast completissimo e mi limito a confermare il prezioso spunto finale della conferenza: l'arte e la bellezza, queste sì, ci salveranno!
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categoria:poesia, amore, libri, religione, scrittura, bellezza, rapporti umani
martedì, 13 novembre 2007
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categoria:musica, poesia, amore, dolore
sabato, 10 novembre 2007
Questa storia mi sembra così carina e romantica che invece di passare il sabato sera a lavorare ( scrivere di ben altre "passioni"/sesso e potere/Italian do it better) voglio ricordarla anche sul mio blog.
Nonostante a sentirla raccontare abbia confuso questa storia con un film con Sandra Bullock/Meg Ryan o una canzone pop inglese di cui -damn it!- non riesco a ricordare il titolo per quanto mi sprema le meningi (aiuto!), un blog molto più trendy del mio proverebbe il contrario. Il blog di Patrick Moberg: colui che, lo scorso 4 novembre, tornandosene a casa in metropolitana (New York City, mica Castelletto Uzzone) vede la donna dei propri sogni a un passo da lui. Lei, un fiore rosso tra i capelli neri (Biancaneve?), scrive sul diario tenendolo appoggiato sui pantaloncini azzurri (ma dico, a New York, a novembre, non dovrebbe far FREDDO?). patrickmobergEbbene, fatalità! Impietrito dall'emozione non fa in tempo a raggiungerla (che cosa le avrebbe detto? "Mia musa, che ci fai fuori dai miei sogni?" oppure "Ci siamo incontrati nella scorsa vita, finalmente ti ritrovo?") che lei scende e lo lascia sconvolto, a tornarsene solo a casa a scaldarsi un cinnamon roll (tipica sbobba da innamorati non corrisposti) nel microwave (tipico aggeggio da single newyorkese).
Colpo di scena: il nostro eroe è un grafico, ha un blog strafico (l'ho già detto) e non si perde d'animo: pubblica un WANTED sul suo blog con tanto di schizzo simpatico della musa.
Sì, avete indovinato: mezza New York s'appassiona al caso nel giro di ventiquattr'ore (ho detto New York, non Salice d'Ulzio! ) e attraverso un'amica di lei i due si trovano. Non è il caso di ricordarlo: la cosa è successa 5 giorni fa,  tre giorni fa ne parlava il New York Post e adesso io sono qui a fare becero gossip da peluquera su una storiella che ha avuto luogo ventimila chilometri più a ovest. Il problema è che dove vivo io non ci sono metropolitane, e neppure la possibilità di chiamarsi e dirsi "Dai, sì, vediamoci per una colazione da Tiffany", piuttosto che "Perché non al Planetario del Central Park?".
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categoria:viaggi, amore, donne, uomini, scrittura
martedì, 02 ottobre 2007
Ho passato troppo poco tempo con il libro di Alice Sebold, Amabili Resti. Troppo poco tempo perché in due giorni è finito. E sento quello struggimento tipico di chi deve lasciare amici divertenti conosciuti in una vacanza stupenda. Anyway, il libro è tutto fuorché divertente: Susie Salmon, la protagonista, racconta dal suo Cielo la storia della vita sulla Terra della propria famiglia dopo che lei -quattordici anni e "tutta la vita davanti"- è stata brutalmente uccisa da un maniaco. E racconta l'indagine che porterà al suo assassino, un'indagine che lei guida silenziosamente dal suo Cielo.
Il libro sarebbe stupendo anche senza l'artificio di un narratore davvero onniscente, che guarda la Terra dall'alto e insegue ogni personaggio fin nei pensieri più intimi.
In un romanzo mi chiedo sempre chi dei personaggi sia lo scrittore. Qui Alice Sebold è sicuramente Ruth, la poetessa-disegnatrice che -ragazzina- viene sfiorata dall'anima di Susan mentre questa comincia la sua salita verso il suo Cielo. Ruth, attraverso la sua sensibilità artistica, sviluppa la capacità di vedere e sentire le immagini passate di donne brutalmente violate, torturate, uccise. Passeggiando per New York si accorge che in ogni angolo ne risuonano le urla strozzate: piccole o grandi anime si sono staccate dai corpi di donna in ogni sottoscala e cespuglio di Central Park.
La cronaca, in questi giorni, mi da molti motivi di pensare a questo come un libro per nulla fictional, e vedo Susie in ogni Chiara, Sara, Camilla, Sonia, che occupano i giornali di questi giorni. A come ci si sente poco protette e curate, da donne.

(Scopro con ribrezzo che Peter Jackson ne farà un film, il che per me equivale a mettere un tenero neonato nella gabbia delle manguste, o chiedere a un macellaio di realizzare una composizione floreale. Vedremo.)
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categoria:amore, donne, libri, scrittura, bellezza, violenza
venerdì, 21 settembre 2007
A volte è quasi un piacere scappare via un'ora prima dalle serate con gli amici,... non che ci si stia annoiando (con i miei amici non ci si annoia mai, al massimo, visto che abbiamo sempre qualcosa intorno a cui trafficare -artisticamente parlando- ci si stanca moltissimo, perché alle 8 (10) ore d'ufficio giornaliere si aggiungono le 5, con loro, davanti a un Mac, a montare e smontare idee e immagini). Insomma, non ci si annoia, ma scappo come per incontrare un amante segreto ("Ho sonno") solo per tornare a casa entro l'una e avere almeno ancora un'ora per leggere.
Trovare un libro degno di lettura non è affatto difficile, trovarne uno sublime capita di rado: una volta ogni due mesi, diciamo. Arriva il pacco dell'ibiesse, ormai mensilmente, lo apri e capisco immediatamente chi sarà, tra quelli, il mio amato segreto di qualche notte. In quei casi si tratta di frenare l'entusiasmo, centellinare la lettura in pause pranzo, risvegli mattutini anticipati e afterhour notturni. Cerco di non divorare i libri, come si dice, vorrei non saltare le parole e sentire bene in bocca gli errori di traduzione o le espressioni indovinate. Se leggo troppo in fretta, poi, vengo colta da una sindrome di abbandono che mi fa sentire ingiustamente salutata dall'amore della mia vita dopo pochi giorni di frequentazione, e di notte sogno i protagonisti del libro cercando di inventare loro altre vite, oltre le pagine. Se il libro è scritto in prima persona a volte sto così male che odio i veri esseri viventi che mi circondano, per non aprirmi il loro cuore e la loro mente in modo altrettanto generoso. Non ho nessun morboso interesse nell'incontrare gli scrittori (eccezion fatta per DFW, ma in questo caso la percezione è stata inquinata dall'aver visto sue foto su un 274271557_6145f00425_mqualche sito biografico). Ho conosciuto scrittori che sono gran belle persone, pur non piacendomi affatto i loro libri, e scrittori idioti (che hanno scritto libri idioti, ma non scenderei nei particolari rischiando denunce per calunnia: basta sentirli intervistare da Fazio).
E poi  leggendo libri che è un piacere leggere, se per hobby ogni tanto si scrive, sorgono un sentimento di impotenza e la sensazione di irraggiungibilità (il problema è che questi sono tarli che rovinano la lettura: ci si ferma ogni dieci minuti a pensare: "non scriverò mai, così brillantemente").
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categoria:poesia, amore, libri, sogni, scrittura, bellezza
mercoledì, 12 settembre 2007
Cantami, o Eugenides, di un Tiresia del Midwest il il cuore diviso...

Molto banalmente, potrei definire Middlesex un libro sulla diversità.
E in secondo luogo, un libro che da un senso al corpo e al sentimento.
Di solito qui non mi esibisco in recensioni, ma questo libro, dopo tanti "bei" libri che ho letto ultimamente, mi ha fatto davvero piangere di bellezza e empatia, come non mi succedeva da tempo.
Mi spiego. Per chi non conosca la storia di Calliope/Cal Stephanides: figlia di greci naturalizzati americani nata negli anni Sessanta nel Midwest urbano dai cieli notturni rosa di smog, nata come femmina e come tale cresciuta fino a 14 anni, quando la bomba a orologeria della pubertà le rivela di non essere una ragazza come tutte le altre.

Non si capisce cosa sia il dolore di sentirsi alieni, né maschio né femmina, e tutti e due, se non nel desiderio senza soluzione di Calliope.
Il libro riesce ad essere approfondito nel sorvolare la geografia sentimentale dell'intera famiglia Stephanides, attraversata da eventi incredibili di cui la scoperta dell'ermafroditismo di Calliope è forse la meno traumatica. Eugenides, come già nelle Vergini Suicide, non è mai scontato: il libro non può esimersi dal tratteggiare i dibattiti Sixties circa le teorie sulla determinazione culturale o genetica del sesso/genere. In realtà non intende neanche dare una risposta, forse non lo ritiene neppure così importante ("Dopo il mio ritorno da San Francisco cominciai a vivere da maschio e la mia famiglia scoprì che, contrariamente all'opinione diffusa, il sesso di una persona non è poi così importante", pag. 592).
Eugenides ha un dono particolare, nel creare i propri personaggi: dopo aver chiuso i suoi libri, dopo aver pianto per Lux come per Calliope, non faccio che pensare a loro, e ne sento la mancanza, come di amiche straniere incontrate in un viaggio lontano e poi perse per sempre.
Un libro bellissimo, mai morboso, che riesce nel difficile esperimento di immedesimazione in un essere umano eccezionale.
postato da: flanerie alle ore 23:08 | Permalink | commenti
categoria:amore, donne, libri, uomini, scrittura, bellezza, corpo, ormoni, amerikans

daniela scavino